Resistere come coppia al tempo come una talea

Ci sono momenti in cui una coppia sente di perdersi.
E momenti, più silenziosi,
in cui può scegliere di restare.
Oggi ho guardato a lungo una piccola talea.
Che ho spostato, toccato, forse anche un po' forzato
nel mio desiderio di moltiplicare, di far crescere, di vedere di più.
E invece lei ha scelto altro.
Ha scelto di resistere.
Mi sono accorta, piano, che due foglie grandi, che avevano già vissuto, si stavano seccando sul terriccio.
Non all'improvviso.
Non con rumore.
Ma con quella lentezza che appartiene alle cose vere.
E mentre le guardavo, ho sentito qualcosa muoversi anche dentro di me.
E dentro le storie delle coppie che incontro ogni giorno.
Quelle foglie non sono perse.
Sono diventate nutrimento.
Memoria.
Gratitudine.
Traccia di una bellezza che c'è stata.
Ma anche ricordo di fatica.
Di ciò che ha richiesto impegno, tentativi, errori.
Di ciò che, restando, diventa apprendimento.
Conoscenza.
Consapevolezza che non si può insegnare, solo attraversare.
Per continuare a vivere, quella piantina ha lasciato andare.
Non tutto.
Non lo stelo.
Lo stelo è rimasto.
Vecchio, forse.
Ma solido.
E lì, proprio lì, qualcosa sta nascendo.
Timidamente.
Ma con coraggio.
Mi chiedo spesso cosa significhi restare, per una coppia.
Restare davvero.
Non è rimanere fermi.
Non è fare finta che nulla cambi.
Non è trattenere tutto.
Restare, a volte, è scegliere di non lasciarsi disintegrare dal tempo.
Dalla stanchezza.
Dalle versioni di sé che non esistono più.
È un lavoro.
Silenzioso.
Ostinato.
A tratti faticoso.
È avere il coraggio di guardare insieme anche ciò che non funziona più.
Senza girarsi dall'altra parte.
Senza scappare subito.
È dire: questo siamo stati.
E ringraziarlo.
Anche quando fa male.
È riconoscere che alcune "foglie" devono cambiare forma.
Devono cadere.
Devono diventare altro.
Non perché non siano state importanti.
Ma proprio perché lo sono state.
E allora restare diventa costruire.
Non una volta per tutte.
Ma ogni giorno.
Con gesti piccoli.
Con parole ritrovate.
Con silenzi che non allontanano, ma custodiscono.
Le coppie che si siedono nel mio studio arrivano spesso così:
con la sensazione di essere sole.
Di essersi perse.
Di non riconoscersi più.
Eppure, dentro, quasi sempre, c'è ancora uno stelo.
Magari segnato.
Ma vivo.
A volte il lavoro è tutto lì.
Ritrovarlo.
Toccarlo con delicatezza.
E avere abbastanza fiducia da restare un po' di più.
Il tempo corre, sì.
La vita spinge, cambia, chiede.
Ma forse resistere non è fermarlo.
È imparare a trasformarsi senza perdersi del tutto.
Come quella talea.
Che lascia andare.
Che ricorda.
Che nutre.
E, anche se piano,
anche se con esitazione,
continua a nascere.
E intanto, sullo stesso stelo,
due foglie nuove stanno provando a crescere.
Fragili.
Coraggiose.
Nonostante i tentativi.
Nonostante le azioni brusche.
Nonostante tutto ciò che la vita, a volte, impone senza chiedere.
Eppure sono lì.
A dire che si può ancora.
Perché restare, a volte, è un lavoro invisibile
ma pieno di senso.
