Lettera alla me che è stata bocciata

29.05.2026

LETTERA ALLA ME CHE È STATA BOCCIATA

Ricordo quando mia mamma me lo disse.
Senza giudizio.
Solo:
"Sei stata bocciata."

E io mi sdraiai per terra.
Come se il tempo si fosse fermato.
Come se avessi perso qualcosa.
Ma anche come se, improvvisamente, davanti a me potesse esistere un'altra strada.

Ricordo anche il giorno in cui dovetti tornare a scuola.
Fuori dalle aule c'erano i quadri con tutti i voti appesi.
I compagni guardavano, confrontavano, commentavano.

Io avevo paura.
E mia mamma, sentendola tutta, mi disse soltanto:
"Testa alta."

Ancora oggi penso che sia stata una delle frasi più importanti della mia vita.

Perché non dovevo spiegare niente a nessuno.
L'unico dialogo vero era quello tra me e quello che stavo vivendo.

E quello che stavo vivendo era difficile.
I miei genitori si stavano separando in modo molto conflittuale.
Avevo la testa piena di pensieri, paure, confusione.
Piena.

Ma le cose che possono riempire la testa di un ragazzo sono tantissime.

Un amico che perdi.
Un nonno che non sta bene.
Un genitore che soffre.
La sensazione di non essere capiti o ascoltati.
Qualcuno a cui vuoi bene che fa scelte sbagliate.
La fatica di fare amicizia.
La sensazione di essere soli.
L'impressione di non piacere a nessuno.
La paura di non potersi fidare di nessuno.
La sensazione che non ci sia speranza.

E mille altre cose che gli adulti, a volte, non vedono.

Quella bocciatura, per me, non è stata una fine.
È stata un tempo necessario.

Ancora oggi, quando incontro la mia professoressa di latino e greco, la prof Fontana del liceo San Carlo, l'abbraccio e la ringrazio.
Perché avevo bisogno di fermarmi.
Di recuperare forze.
Di respirare.

E poi sono finita in una classe migliore per me.
Ho trovato amici importanti.
Ho ritrovato pezzi di me.

Ai ragazzi che oggi stanno vivendo qualcosa di simile vorrei dire questo:

lasciate spazio a quello che avete dentro.

Disegnatelo, se amate disegnare.
Calciatelo, se amate il calcio.
Lanciatelo, se amate la pallavolo.
Ballatelo, se amate danzare.
Cucinatelo.
Corretelo.
Scrivetelo.

Ma non lasciatelo marcire in silenzio.

E allo stesso tempo, attenti:
quello che succede nel cuore e nella testa può essere pesante, molto pesante.
Ma non deve diventare una scusa per smettere di credere di poter essere altro.

Non credete troppo a quella vocina che sussurra:
"Non sei capace."
"Sei uno sfigato."
"I tuoi amici sono passati e tu no."

O a quella parte che decide di identificarsi per sempre con "quelli che vanno male", trasformando la rinuncia in orgoglio.

Perché no.
Non siete finiti.

Si può ancora diventare.
Si può ancora cercarsi.
Si può ancora ritrovarsi.

Io, dopo quel liceo, l'ho finito.
Poi ho fatto l'università.
E due master.
E soprattutto sono viva.

E allora posso dirti questo:

testa alta.

Non devi spiegazioni a nessuno.
Solo verità e ricerca di te stesso.
A quella non rinunciare mai.

Perché se sei qui, adesso è perché qui servi.

E agli adulti che sono stati bocciati vorrei chiedere una cosa:

raccontatevi.
Raccontate ai ragazzi di oggi che nessuno di noi è morto per una bocciatura.
Che a volte ci si perde.
Ma ci si può anche ritrovare.

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